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Ho analizzato 86 e-commerce italiani: solo 1 su 5 supera i controlli automatici di accessibilità

Dal 28 giugno 2025 l'European Accessibility Act è pienamente operativo in Italia. Il commercio elettronico è tra i servizi espressamente coperti.

Mi sono chiesto quanto il settore sia effettivamente pronto. Così ho preso un campione di e-commerce operanti in Italia e ho fatto girare su ciascuno i controlli automatici previsti dalle WCAG 2.1 livello AA, lo standard tecnico a cui la norma rimanda.

Questi sono i risultati.

I numeri

E-commerce analizzati 86
Con almeno un problema di accessibilità 69 (80%)
Con problemi classificati come critici 42 (49%)
Senza problemi sui controlli automatici 17 (20%)
Punteggio medio 73/100
Problemi rilevati in totale 1.898
Media per sito 22

Quattro su cinque hanno almeno un problema. Uno su due ne ha di critici.

E qui arriva la parte che rende questi numeri più pesanti, non più leggeri: i controlli automatici coprono circa il 30-50% dei criteri WCAG. Tutto il resto — la navigazione da tastiera, l'ordine di lettura, il comportamento reale con un lettore di schermo — richiede una verifica umana e non è compreso in questa analisi.

Quel 20% di siti "puliti" non è conforme. È solo un sito su cui non ho trovato i problemi che una macchina sa trovare.

I problemi più diffusi

Problema Su quanti siti Istanze totali Gravità
Link senza testo comprensibile 42% 360 seria
Contrasto del testo insufficiente 41% 742 seria
Zoom disabilitato su mobile 26% 22 moderata
Immagini senza descrizione alternativa 22% 197 critica
Pulsanti senza etichetta leggibile 19% 83 critica
Lingua della pagina non dichiarata 13% 11 seria

Vale la pena tradurre le prime due, perché sono le più diffuse e le meno comprese.

Link senza testo comprensibile significa che un lettore di schermo, arrivato su quel collegamento, annuncia qualcosa come "link" e basta. Sono le icone social senza etichetta, le frecce del carosello, i "leggi tutto" che non dicono cosa. Chi naviga senza vedere si trova davanti a un elenco di destinazioni anonime.

Contrasto insufficiente è il testo grigio chiaro su sfondo chiaro, quello che in fase di design sembra elegante e che una persona ipovedente — o chiunque guardi il telefono in strada d'estate — semplicemente non legge. È il problema con più istanze in assoluto: 742 su 35 siti.

Ma il dato che dovrebbe far riflettere di più un e-commerce è il quarto: 197 immagini senza descrizione alternativa. Su un negozio online, le immagini sono i prodotti. Un cliente che usa un lettore di schermo, su quelle schede, non sa cosa sta guardando. Non è un problema di conformità: è un carrello che non si riempie.

Cosa significa, e cosa non significa

Non significa che l'80% degli e-commerce italiani sia fuorilegge. Le esenzioni esistono: le microimprese che forniscono servizi — meno di 10 dipendenti e non oltre 2 milioni di fatturato — non sono soggette ai requisiti. Diversi siti del campione potrebbero rientrarci, e ogni situazione va valutata sul caso concreto.

Non pubblico i nomi. Lo scopo è fotografare lo stato del settore, non mettere alla gogna delle aziende che nella stragrande maggioranza dei casi non sanno di avere un problema. Chi vuole sapere come sta messo il proprio sito può verificarlo da sé in mezzo minuto.

Significa che il settore non è pronto, e che chi si muove adesso lo fa con largo anticipo rispetto ai concorrenti.

Metodologia

  • Campione: 102 domini di e-commerce operanti in Italia, selezionati per copertura settoriale (elettronica, moda, alimentare, farmacia, casa, sport, viaggi, bellezza, editoria, animali, infanzia). Non è una classifica per fatturato né per traffico: è un campione dichiarato.
  • Analizzati: 86. I 16 esclusi non sono stati raggiunti per protezioni anti-bot, timeout, errori di certificato o problemi tecnici lato analisi. Sono esclusi dai calcoli, non conteggiati come conformi.
  • Cosa è stato analizzato: la sola homepage di ciascun sito, in versione desktop. Le pagine di categoria, scheda prodotto e checkout — dove i problemi tendono a essere più gravi — non sono comprese.
  • Come: motore axe-core 4.11, filtrato sui soli criteri WCAG 2.1 A e AA. Esclusi i controlli classificati come "best practice" e quelli che axe non riesce a decidere da solo.
  • Punteggio: indice di gravità pesato sugli impatti rilevati, con le ripetizioni della stessa regola scontate. Non è una percentuale di conformità e non va letta come tale.
  • Data: 1 agosto 2026.

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Trenta secondi, nessuna installazione. Ti diciamo cosa non va e perché conta, in italiano.

Non ti diremo che sei conforme: con un controllo automatico non può dirlo nessuno, e chi lo promette ti sta vendendo tranquillità, non accessibilità.


Nota sull'European Accessibility Act

Molti confondono due obblighi diversi. La dichiarazione di accessibilità da pubblicare entro il 23 settembre riguarda le pubbliche amministrazioni e i privati con fatturato medio oltre i 500 milioni di euro: se hai una PMI, non ti riguarda. Quello che ti riguarda è l'obbligo sostanziale introdotto dal D.Lgs. 82/2022, cioè che il servizio sia effettivamente accessibile.

Ne ho scritto qui: Dichiarazione di accessibilità: chi deve farla davvero.